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Rabbit hole

  • 3 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 8 mar

You take the blue pill, the story ends, you wake up in your bed and believe whatever you want to believe. You take the red pill, you stay in Wonderland, and I show you how deep the rabbit hole goes.

Chi ha visto The Matrix in lingua originale avrà subito pensato alla scena in cui Morpheus chiede a Neo di scegliere tra la pillola blu e quella rossa.


Ma cos’è esattamente un rabbit hole? Prendiamo un dizionario (in questo caso, il Macmilan):


🚩 rabbit hole = a situation that is strange, confusing, or illogical, and often hard to escape from.


Il termine (letteralmente, “la tana del coniglio”) ha molte applicazioni metaforiche: si può cadere nel rabbit hole della macchina burocratica, della giurisprudenza o di una congettura matematica. La sensazione è sempre quella di entrare in un regno labirintico, che sembra sfidare ogni logica, e nel quale è impossibile orientarsi:


📝 We’ve entered a rabbit hole of bureaucracy that is not easy to get out of!


📌 Il senso metaforico dell’espressione viene introdotto nel 1865 dal classico di Lewis Carroll, Alice's Adventures in Wonderland. Nel capitolo iniziale, intitolato proprio “Down the Rabbit-Hole”, Alice segue il Bianconiglio nella sua tana, che la conduce nel fantastico e assurdo mondo del Paese delle Meraviglie. Da qui in poi, il rabbit hole diventa la metafora di qualcosa in grado di trasportarci in uno stato o in una situazione meravigliosamente (o fastidiosamente) surreale.


🌎 Nell'inglese contemporaneo, la sequenza go down a rabbit hole si è ormai stabilizzata come espressione idiomatica, soprattutto per descrivere ricerche, digressioni e derive online che—attraverso una serie di link che si aprono come scatole cinesipossono far perdere la cognizione del tempo:


📝 It’s like going down a rabbit hole of infinite possibilities…


Sulla stessa struttura sono nate anche varianti più informali o creative, come:


📝 I’m falling down a wikihole!

 
 
 

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