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A front-row seat

  • 9 mar
  • Tempo di lettura: 2 min
I know what was wrong with him, I had a front-row seat on that.

📽 Andor è lo spin-off più ambizioso e più riuscito della saga di Star Wars.


🛸 La serie copre il quinquennio che precede la Battaglia di Yavin, raccontata nell’Episodio IV della saga, ricollegandosi impeccabilmente a Rogue One.

È la storia dell’ascesa del movimento di Ribellione galattico (nel senso letterale) e spiega anche come si innesca la fuga di notizie relativa alla Morte Nera, che farà cadere molte teste tra i vertici dell’Impero.


🛡️ Il pregio di Andor è innanzitutto questo: raccontare, per la prima volta e con dovizia di particolari, il dietro le quinte dell’Impero: gli ingranaggi dell’infernale macchina da guerra, le gerarchie militari (che ricordano molto quelle naziste) e anche il lato “umano” di alcuni dei suoi più alti ufficiali.


🪐 La cura nel world—ma anche word—building, tratto caratteristico dell’intera saga, è maniacale. Felicissima la scelta dei nomi propri dei personaggi, quasi tutti inventati (un altro marchio di fabbrica di Star Wars): Luthen, Kleya, Mon, Davo, Bix, Syril, Dedra, Melshi, Taramyn.

Per uno dei pianeti (Ghorman) la Dialect Coach Marina Tyndall ha creato una lingua immaginaria, il Ghor. Un idioma vivo, dal suono e dall’accento vagamente francesi, in cui è scritto anche l’inno nazionale del pianeta, cantato con orgoglio dalla folla in uno degli episodi più drammatici della serie. È sicuramente la più compiuta e articolata tra tutte le lingue “aliene” di Star Wars.


Benché (notoriamente) la saga sia ambientata “a long, long time ago in a galaxy far, far away”, nei dialoghi compaiono espressioni sorprendentemente moderne. Come quella che ho scelto, usata da Cassian per descrivere Luthen:


🚩 a front-row seat = a situation in which you are able to know and understand very well what is happening somewhere. Esempi:


📝 We want a front-row seat in the decision-making process.


📝 This role gives you a front-row seat to how the business runs.


🎧 In un’intervista del 1977, George Lucas dichiarava:


“I tried very carefully to balance the British and American voices so that some of the good guys had the British voices and some of the bad guys had British voices. I also wanted to keep the accents very neutral”.


Be’, in Andor... non funziona così. Eccezion fatta per i due protagonisti maschili (Diego Luna e Stellan Skarsgård, nei ruoli di Cassian e Luthen), qui l’accento British domina incontrastato, sia tra i good che tra i bad guys: “R” mute e “T” schioccanti come se piovesse.

Lo dico perché, se siete abituati a questo accento, guardarla in originale potrebbe rivelarsi una passeggiata (a cakewalk).

 
 
 

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