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The New York Trilogy

  • 27 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 7 mar

It was a wrong number that started it, the telephone ringing three times in the dead of the night, and the voice on the other end asking for someone he was not. 

“Brooklyn's Bard" e "The patron saint of literary Brooklyn": ecco i titoli riservati a Paul Auster da The Guardian  e The New York Times all'indomani della sua morte.


Titoli molto azzeccati, perché se c’è stato un autore capace di raccontare bene Brooklyn (e New York, benché fosse originario di Newark), quello è Paul Auster.


🌆 Una città dove si intrecciano vicende e storie, in un mosaico di eventi spesso imprevedibili, solo apparentemente banali, che pongono i personaggi di fronte a un bivio. Sono proprio le scelte fatte in quei momenti cruciali, con il loro strascico di rimorsi o rimpianti, a tratteggiarne così bene l’essenza, la personalità, i valori. Scelte che mettono a nudo sentimenti e relazioni, e che portano a rivelazioni improvvise e sconcertanti, non solo sugli altri, ma anche (soprattutto) su sé stessi. E se c’è un autore capace di scandagliare l’animo umano con acume, profondità e grazia, quello è Paul Auster.


🖋️ Un autore di cui si avverte chiaramente la presenza in ognuna delle storiespesso narrate in prima persona, a volte in terza, occasionalmente in seconda dove versioni più o meno dissimulate fanno capolino qua e là: in Oracle Night uno dei personaggi è Trause (anagramma di Auster), in Leviathan compare un Peter Aaron (che ha le stesse iniziali), in Invisible (un bell'esempio di metanarrativa, di “libro nel libro”) l’aspirante scrittore Adam Walker condivide con Auster cultura, interessi, visione politica ed esperienze di vita. E in The New York Trilogyl’opera che gli ha dato fama mondialeuno dei personaggi si chiama… Paul Auster.


La citazione all'inizio è l’incipit della Trilogia (e già, secondo me, un buon motivo per leggere il libro), che la Treccani definisce:


«Parodia postmoderna del romanzo poliziesco che scardina le convenzioni del genere, mescolando echi della grande tradizione americana (Hawthorne, Thoreau, Poe, Melville) a suggestioni del nouveau roman, per costruire un universo, sia narrativo sia urbano, dominato dal caso»


Insieme a caso (destino e coincidenze), identità e soggettività, solitudine e isolamento sono i suoi temi ricorrenti, esplorati con grande sobrietà e raccontati in uno stile lineare, limpido, cristallino, ma al contempo elegante e sofisticato.


Se non conoscete l’autore, e volete un consiglio non richiesto, cominciate dalla New York Trilogy, è un’opera singolare e spiazzante nella sua unicitàsi ama o si odia, non c’è via di mezzo. E, se potete, non perdetevelo in lingua originale: la sua prosa raffinata vi conquisterà.

 
 
 

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