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Lolita

  • 23 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 7 mar

Lolita, light of my life, fire of my loins. My sin, my soul. Lo-lee-ta. Lo. Lee. Ta.

Lolita, classico della letteratura del XX secolo, fu scritto in inglese.


Vladimir Nabokov, nato in una famiglia nobile di San Pietroburgo in cui si parlavano correntemente russo e inglese, si trasferì negli Stati Uniti nel 1940 (ottenne la cittadinanza americana nel 1945) e da quel momento in poi scrisse esclusivamente in inglese. Anche Lolita, il libro che gli diede fama mondiale.


Durante una trasferta newyorchese, ho visitato la mostra “A Century of The New Yorker” alla New York Public Library, che celebra (appunto) i cento anni della rivista:


“a magazine of wit, reporting, fiction, art, and criticism — a reflection in word and picture of metropolitan life”


come l’aveva immaginata il suo fondatore Harold Ross nel 1925.


In un display notevolissimo di copertine storiche, appunti, corrispondenza e vignette, una delle sezioni più affascinanti è quella dedicata alle lettere originali di alcuni giganti del Novecento — autori come J.D. Salinger, Truman Capote e Vladimir Nabokov — intenti a protestare con la redazione per il pesante editing imposto ai loro testi.

Nabokov, in particolare, scriveva:


“I would like to discriminate between awkward construction (which is bad) and a certain special — how shall I put it — sinuosity, which is my own and which only at first glance may seem awkward or obscure”.


Sinuosity = the quality or shape of moving in a twisting, curving or indirect way.


Una sinuosity che è cifra autoriale, scelta consapevole, marchio inconfondibile.

Come in questo passaggio da Lolita:


“You have to be an artist and a madman, a creature of infinite melancholy, with a bubble of hot poison in your loins and a super-voluptuous flame permanently aglow in your subtle spine (oh, how you have to cringe and hide!), in order to discern at once, by ineffable signs-the slightly feline outline of a cheekbone, the slenderness of a downy limb, and other indices which despair and shame and tears of tenderness forbid me to tabulate-the little deadly demon among the wholesome children; she stands unrecognized by them and unconscious herself of her fantastic power”.


La sua è una prosa volutamente ingannevole: seduce, avvolge e confonde — spesso con spietato rigore. Tutto questo, naturalmente, non sminuisce il valore del romanzo, che resta un must-read per molte ragioni: la precisione con cui la narrazione in prima persona (affidata a Humbert Humbert) restituisce l’animo e le sfumature del protagonista; l’ironia sapientemente intrecciata all’ossessione che lo domina; i twist e i colpi di scena, orchestrati con maestria; le riflessioni, attualissime, che la storia impone.


Ecco la scheda, per chi desidera cimentarsi:


TITLE: Lolita

AUTHOR: Vladimir Nabokov

GENRE: psychological novel

YEAR: 1955

DIFFICULTY (in the original): ⭐⭐⭐⭐⭐ (out of 5)

 

Al di là del gusto personale, mi è difficile pensare a un altro romanzo moderno con una legacy (culturale, linguistica, simbolica…) più forte di questa.

... O no?


 
 
 

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